
Il concetto che per millenni ha retto gli equilibri tra i popoli di diversa cultura, talvolta anche geograficamente vicini, è stato sempre quello di tenere la pace preparandosi alla guerra: si vis pacem, para bellum, diceva Caio Giulio Cesare.
E su questa sintesi concettuale è stata nei secoli costruita la convivenza fatta di tensioni, apprensioni, diffidenze, conflitti e terrore. Enormi energie e risorse sono state destinate a para bellum, proprio per essere pronti, per intimorire, per dettare con la forza le proprie ragioni e le proprie regole.
Dopo tante tragedie, solo di recente, la diffusione più capillare della conoscenza, il più elevato livello culturale stanno introducendo una diversa percezione della sacralità della vita e della dignità dell'uomo.
La nuova sensibilità passa attraverso il riconoscimento delle diversità, del dialogo tra i popoli, della comprensione tra le culture, della convivenza nel reciproco rispetto: valori, circostanze o situazioni che non possono essere imposti dall'alto, dai governi, dalle istituzioni ma, da essi stimolati, devono penetrare tra le genti.
E' dunque necessario l'incontro, la conoscenza, l'amicizia.
E questo è il significato del Forum per la Pace nel Mediterraneo stimolato dall'UNESCO.
E significativo è che proprio Acaya, la città inespugnabile, la fortezza, la macchina cinquecentesca preparata per la guerra si trasformi ora in luogo di incontro, di dialogo, di confronto, per costruire, nelle diversità, la pace: una straordinaria metamorfosi fisica ed una grande evoluzione concettuale fatta propria dalla comunità di Acaya e del Comune di Vernole.
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